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Pubblicato il 25 Ago 2016 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 28 agosto

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 28 agosto

28 agosto 2016

XXII Tempo Ordinario, anno C

A nessuno di noi piace occupare l’ultimo posto.

Così come nessuno di noi, quando fa qualcosa per qualcuno, lo fa sperando di non ricevere nulla in cambio.

Al contrario ci piace essere i primi, siamo contenti quando la nostra dignità è riconosciuta, quando siamo apprezzati, stimati, onorati; e in ogni occasione cerchiamo sempre di guadagnarci qualcosa, o almeno di non perderci nulla.

Per questo ci suona molto strano l’insegnamento di Gesù riportato nel Vangelo di oggi, che ci rimanda di nuovo a quella “logica capovolta” di cui parlavamo domenica scorsa.

Gesù ce ne parla con due parabole, che nascono nel contesto di un banchetto a casa di uno dei capi dei farisei, dove Gesù sta pranzando. La prima parabola può sembrare davvero strana: vedendo come gli invitati andavano a scegliere i primi posti, Gesù invita a fare il contrario. Mettetevi in fondo, e così il padrone di casa vi farà passare più avanti.

Potrebbe sembrare una scelta opportunista, un calcolo astuto, o una semplice questione di galateo. Ma non è così, e forse, dietro questa strana espressione, vi è nascosta una verità semplice, un’indicazione di cammino.

Gesù vuol dire semplicemente che la strada per arrivare ai primi posti passa necessariamente dalle ultime posizioni, che può stare in “alto” solo chi ha saputo abitare in basso e ne ha scoperto la grazia. Perché Gesù sa che l’ultimo posto è una grazia. La grazia di chi conosce il proprio valore al di là della posizione che occupa, la grazia di chi non si illude di essere importante per gli onori che riceve. La grazia di chi sa accogliere la vita come un dono, la grazia di chi sa servire.

Di solito, questo non lo capiamo da soli e passiamo parte della nostra vita ad ambire posizioni di potere. Tante delle nostre lotte, delle nostre difficoltà relazionali vengono da qui, dall’ambizione di voler occupare i primi posti.

Non siamo i soli: anche nella prima comunità di Gesù, non mancano gli esempi di questa difficoltà. I sinottici concordano nell’affermare che ogni tanto i discepoli si perdevano in discussioni per decidere chi di loro fosse il più grande (cfr Lc 22,24), e una volta è accaduto perfino che la madre di due di loro abbia perorato la causa dei propri figli, perché sedessero nei primi posti (Mt 20,20-24).

È la tentazione dell’uomo, una delle tre con cui anche Gesù fu tentato nel deserto.

Ma avviene che la vita si incarica di mostrarci quanto questa gloria sia vana ed effimera e accade, per grazia, che ci tocchi in sorte la grazia di scendere in basso. E questo può essere l’inizio della salvezza, perché il Signore ha pensato la salvezza così, introducendo nella storia umana quella logica capovolta, spesso dolorosa ma efficace, per cui chi si lascia finalmente abbattere si trova nella condizione per poter essere innalzato; per fare, cioè, un’esperienza di liberazione, di verità, di grazia, per scoprire il vero valore delle persone, delle cose e della vita. Lì, all’ultimo posto, si comincia a vivere seriamente.

Anche la seconda parabola ci parla di una verità semplicissima, già inscritta nella verità del cuore dell’uomo. Gesù, rivolto a chi lo aveva invitato, gli annuncia la beatitudine riservata a chi chiama al suo banchetto coloro che non hanno nulla da restituirgli in cambio: “e sarai beato perché non hanno da ricambiarti” (Lc 14,14).

Perché se diamo per ricevere, non accade assolutamente nulla alla nostra vita. Nessuno ci guadagna nulla, e nessuno ci perde. È solo uno scambio di merci. Ma se diamo senza pretendere niente in cambio, allora riconosciamo e onoriamo la gratuità di cui è intessuta tutta la nostra esistenza, e cresciamo in umanità. Siamo semplicemente veri.

E compiamo un gesto che spalanca la vita su orizzonti eterni, perché la gratuità è un tesoro eterno, nel senso che rende eterna la vita, la spalanca sulla risurrezione: “Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (Lc 14,14).

Gli scambi si esauriscono nel qui, ora; la gratuità è la beatitudine per la vita senza fine. A questa gratuità Gesù assegna qualcosa di importante come una beatitudine, ovvero la rivelazione di una gioia vera. E noi sappiamo che è proprio così, che quando riusciamo ad uscire dal nostro mondo fatto di interessi e di calcoli per entrare in uno spazio di gratuità, facciamo veramente esperienza di una gioia diversa, cioè profonda e sicura, che non viene meno.

Gesù non si limita ad affermare questo. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, ci offre un’icona che fa da sintesi a queste due parabole: siamo anche lì in un contesto di banchetto, è la cena che precede la Passione; il Signore, il maestro, si spoglia, si mette all’ultimo posto, lava i piedi ai suoi discepoli, e in questo suo gesto include tutti, anche chi lo tradirà, chi lo rinnegherà. Non solo, quindi, chi non gli darà in cambio nulla, ma addirittura chi lo ricambierà con il male.

E dopo averlo fatto, Gesù ripete la beatitudine riservata a chi ha conosciuto la sapienza nascosta negli ultimi posti: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica” (Gv 13, 17).

+ Pierbattista