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Pubblicato il 24 Nov 2016 in Attualità dal Medio Oriente, Diocesi, Notizie della diocesi, Politica e società, Slide

“Attraversare le frontiere del cuore”: i rifugiati iracheni accolti dal Patriarcato in Giordania

“Attraversare le frontiere del cuore”: i rifugiati iracheni accolti dal Patriarcato in Giordania

GIORDANIA – Aumentati dopo l’estate 2014 con l’arrivo dello Stato Islamico, le migrazioni verso la Giordania hanno traformato il paese in una terra di accoglienza per centinia di migliaia di Iracheni. Il Patriarato latino ha aperto le porte delle sue parrocchie, dei suoi centri e delle sue scuole a più di 200 famiglie cristiane e continua a moltiplicare le iniziative per offrire loro delle prospettive.

Dopo il 2003, le violenze e l’insicurezza in Iraq hanno continuato a crescere, con un incremento nel 2014 a causa della autoproclamazione dello Stato Islamico. Le ondate migratorie sono aumentate in modo speciale verso la Giordania che, al presente, accoglie sul suo territorio centinaia di migliaia di Iracheni. Malgrado gli sforzi del Governo giordano per garantire a tutti l’accesso ai servizi pubblici elementari, come la scuola e la sanità, la sua capacità di soccorrerli sta venendo meno. Il Patriarcato latino, con Caritas Giordania ha, a sua volta,  rapidamente approntato un programma di soccorsi urgenti e si sforza di cercare le soluzioni pù durature. Più di 11 000 famiglie sfollate ricevono in tal modo aiuto umanitario: cibo, vestiario, alloggio, acqua, assistenza sanitaria, il denaro per coprire le spese di ospedale, trasporti ecc, oltre alla questione degli alloggi per molte famiglie.

Des conditions d'accueil spartiates pour accueillir dans les paroisses l'afflux de réfugiés depuis l'été 2014

 

Arrivati in massa dopo l’agosto 2014, le 220 famiglie cristiane rifugiate in Giordania sono state accolte in un primo momento nei locali delle parrocchie, in ambienti con tramezzi provvisori, o in roulotte. Condizioni spartane, senza un minimo di intimità, che hanno spinto il Patriarcato a realizzare un programma per offrire loro alloggi decenti. Le famiglie si sono così sistemate in appartamenti per i quali  il Patriarcato si è fatto carico del costo dell’affitto per la durata di un anno, questo per lasciare il tempo di trovare altre soluzioni. Un altro contesto nel quale il Patriarcato ha impegnato tutti i suoi sforzi è quello dell’educazione. I bimbi e i ragazzi sono stati presi in carico dalle scuole del Patriarcato, a titolo gratuito.

“La scuola di Madaba per esempio accoglie 62 figli di rifugiati” si rallegra padre Imad, Amministratore Generale del Patriarcato, anch’egli di origini giordane. “La Caritas e il nostro Ufficio Sviluppo Progetti lavorano fianco a fianco per offrire ai rifugiati delle soluzioni concrete. Si tratta della nostra solidarietà in quanto Chiesa. Molti benefattori ci consentono, giorno dopo giorno, di continuare a sostenere questa solidarietà, si tratta dei Cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro, in special modo della Luogotenenza tedesca, e di molti donatori privati che preferiscono restare anonimi”.

Ai rifugiati vengono proposte numerose attività allo scopo di aiutarli a riprendersi: ritiri spirituali, celebrazioni della messa, visite e passeggiate, o ancora concerti di musica cristiana o un sostegno psicologico per coloro che lo desiderano. A Natale saranno distribuiti regali ai bambini e assegnati buoni acquisto del valore di 50 dinari (circa 65 euro) a 300 famiglie.

 

Logo de l'école de mosaïque créée par le Patriarcat en 2016 pour les réfugiésIl Patriarcato latino vigila anche che i rifugiati possano riprendere una attività professionale creando posti di lavoro: “Abbiamo due lavoratori iracheni per la manutenzione delle chiese, quattro donne sono impiegate nelle nostre parrocchie e cinque famiglie presso il Centro Notre Dame de la Paix ad Amman” racconta padre Imad. Vengono proposte anche attività formative: “Abbiamo da poco inaugurato una scuola di mosaico il cui nome, Love Peace and Justice, composto a partire dalla sigla del Patriarcato  – LPJ –, descrive con tre parole il senso del nostro programma” spiega ancora il padre. Sette famiglie godono di questo programma formativo della durata di due mesi. In questo periodo ciascuno dei partecipanti riceve dieci dinari al giorno a titolo di contributo per le necessità più immediate. “Ci sono inoltre persone nel bisogno che non chiedono aiuto, sta a noi andare a cercarle – aggiunge padre Imad – dobbiamo muoverci, attraversare le frontiere del cuore come ci dice il Papa, allo scopo di entrare in rapporto con l’altro. La Chiesa deve offrire questa testimonianza di comunione e di fraternità internazionale verso i rifugiati. Se proprio noi non pensiamo a loro chi lo farà? Come si può pensare di amare Dio senza amare gli altri?”. Il padre racconta, emozionato, come le ultime famiglie arrivate dall’Iraq siano partite senza niente, loro che vivevano in condizione agiata: “Hanno preferito non rinnegare la loro fede;disposti a perdere ogni cosa,  hanno preferito il Cristo sopra a tutto. Potessimo anche noi avere una fede simile!”.

Vivien Laguette et Myriam Ambroselli