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Pubblicato il 14 Dic 2016 in Diocesi, Notizie della diocesi, Sacramenti, voti, ordinazioni, Slide, Vita liturgica

Tre nuovi diaconi per la Terra santa

Tre nuovi diaconi per la Terra santa

BEIT JALA- Domenica 11 dicembre 2016, l’Amministratore apostolico ha ordinato tre nuovi diaconi per la diocesi di Gerusalemme. Nella chiesa della Annunciazione a Beit Jala, molti sacerdoti, parenti e fedeli hanno accompagnato Salem Lolas, Saqer Hijazin e Joseph Al-Sweiss che sono stati ordinati diaconi in vista del sacerdozio.

Domenica 11 dicembre 2016 è stata un giorno di festa e di gioia per la diocesi di Gerusalemme: tre giovani hanno impegnato la loro vita per servire il Signore in seno al Patriarcato latino. Salem Lolas, originario di Beit Jala, Saqer Hijazin di Aqaba e  Joseph Al-Sweiss di Fuheis, si sono presentati all’appello di mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato latino. Con l’Arcivescovo, per l’occasione, crano presenti mons. William Shomali, Vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale per israele, mons. Kamal Batish, Vicario generale emerito, padre Daid Neuhaus, Vicario patriacale per i cattolici ebreofoni e padre Jamal Khader, rettore del seminario di Beit Jala.

L’ordinazione diaconale è una tappa fondamentale per questi tre giovani in quanto segna la loro consacrazione al Signore e, al tempo stesso, rappresenta un passo che li condurrà, alla fine dell’anno, all’ordinazione presbiterale. Per vivere da vicino questo evento, abbiamo incontrato uno dei tre, Joseph Al-Sweiss, che volentieri ha risposto alle nostre domande.

Ti puoi presentare e raccontarci quale sia stato il tuo percorso?

Mi chiamo Joseph Al-Sweiss, la mia parrcocchjia di origine è Fuheis in Giordania. Ho 26 anni e sono il più giovane dei miei fratelli.

A quattordici anni, ho chiesto di entrare nel seminario minore nel quale ho concluso la scuola superiore. Dopo di ciò ho fatto un anno di propedeutica per l’apprendimento del francese poichè questa è la lingua nella quale sono tenuti i corsi in seminario. Dopo questo, entrato in seminario, ho seguito due anni di filosofia e tre di teologia. Il  sesto anno è stato di stage pratico e pastorale nella parrocchia di Husson. Durante quest’anno ho completato la mia formazione in teologia, preparato la mia tesi – scritta in francese – e sostenuto gli esami finali prima dell’ordinazione sacerdotale.

Questo 11 dicembre, sei stato ordinato diacono, ultima tappa prima dell’ordinazione sacerdotale. In questa occasione ti sei impegnato al celibato per il servizio della Chiesa. Puoi condividere con noi i tuoi sentimenti in questa importante tappa della tua vita?

Con l’ordinazione diaconale, mi impegno nel celibato per amare Dio con cuore indiviso. Di fatto, rinuncio al matrimonio, un amore specifico, per un amore più alto e più completo. Il celibato consacrato se non è vissuto in una relazione continua con Dio, diviene una cosa contro natura. La persona che vuole divenire sacerdote si impegna a anche a vivere nella povertà, il che significa anche che non possiede una persona in particolare. Il sacerdote è completamente per Dio e Dio esiste in ogni persona.

Questa domenica è il frutto di un percorso spirituale forte. Quali sono stati gli elementi determinanti che ti hanno indotto a scegliere questo cammino?

Sono stato chiamato: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto” (Giov. 15,16). Io vivo la mia vocazione come una grazia. Prendere questa strada per me è stato ovvio. Anche se ci sono ancora molte domande senza risposta io sono nella fiducia.

Questo impegno è il segno di una grande fiducia nel Signore. Puoi dire una parola di incoraggiamento per i giovani e anche per i meno giovani a rimanere nella fiducia?

La fiducia è la base della fede in Dio. Ed è quello che ci spinge a seguire Dio nel nostro mondo. Ma i seminaristi non sono i soli ad avere bisogno di fiducia in Dio: tutti i cristiani che vivono in questo mondo ne hanno bisogno. Tutti sono chiamati a essere testimoni, “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Giov. 16,33). Gesù Cristo ha vinto per mezzo della Croce, poichè la Croce è la via della Resurrezione. Ecco perchè non c’è contraddizione tra la gioia dell’evangelizzazione e la Croce: bisogna vibere la Croce con fiducia, poichè essa conduce direttamente alla resurrezione.

Intervista a cura di Cécile Klos.

Photos : © Mounir Hodaly.

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