Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 21 Dic 2016 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa per la Domenica di Natale

Meditazione di mons. Pizzaballa per la Domenica di Natale

 

25 dicembre 2016

Natale

 

Abbiamo iniziato il tempo dell’Avvento ascoltando la Parola che ci invitava a vegliare.

Abbiamo percorso i tempi dell’attesa, in compagnia di tutti coloro che hanno sperato e desiderato vedere il giorno della salvezza. Abbiamo sostato di fronte al momento decisivo della storia, quello in cui questa attesa è stata consegnata alla fede di una donna di Galilea e al suo sposo, un uomo giusto in ascolto della Volontà di Dio, che è sempre una volontà di vita e di pace.

Questa notte, di nuovo, siamo in compagnia di gente che veglia: “C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2,10): a loro giunge l’annuncio di una grande gioia.

Tutto potrebbe farci pensare di essere arrivati alla meta, di aver concluso il percorso. Ma non è così: accanto all’annuncio di una grande gioia c’è anche l’invito a mettersi in cammino, per cercare il luogo della terra dove questa gioia si è posata. Oggi dunque l’attesa si trasforma in cammino. Il Natale va cercato.

Questo bambino nasce, questo regno viene, ma non in modo evidente o eclatante: non attira l’attenzione. Non è a portata di mano, non è scontato, non è qualcosa di commerciale, tutto e subito…Viene e si nasconde.

Se lo si vuole trovare, bisogna cercarlo. Uscire da sé, mettersi in movimento. Lo si trova solo camminando. Noi, in realtà, siamo fatti per questo. Cercare amore, gioia, vita, verità. “Troverete un bambino” (Lc 2,12)

Ma dove cercare? Le cose belle si trovano sempre e solo nella povertà. Lì dove la vita diventa essenziale, dove non c’è nulla in più del necessario. Dove non c’è nulla che distrae. Una stalla, una greppia e poche cose.

E le cose belle, poi, sono vicine: non bisogna andare lontano, per cercare. Allora ciò che troveremo avrà qualcosa di familiare: familiare come una stalla lo è per dei pastori. Il segno non ci abbaglierà, non ci farà smarrire: in qualche modo ci riporterà a casa.

In realtà, a noi non verrebbe mai da cercarlo proprio lì: ci verrebbe da cercarlo nel palazzo o nel tempio, non in una stalla. Per questo è Lui stesso che ci guida, e ci dà un segno.

“Questo sarà per voi il segno” (Lc 2,12): un bambino, delle fasce, una mangiatoia. Segno povero perché nessuno si senta escluso, perché chiunque possa accedervi. E cosa troveremo? “Sulla terra pace agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14). Se ci mettiamo in cammino, se cerchiamo il Natale, se facciamo attenzione ai segni, troviamo la pace.

Troviamo il dono più grande possibile: la salvezza potrebbe essere ancora qualcosa di troppo poco, se è una salvezza solo mia, solo per me. La pace è la salvezza quando questa diventa relazione, vita, quotidiano.

Quando diventa un incontro vero, spogliato di ogni violenza, di ogni sopraffazione, di ogni alterigia. Un incontro come solo si può fare nella semplicità di una stalla. Dunque, “andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2, 16).

Il Signore ci ha fatto conoscere un avvenimento, ma, ancor più, il Signore si è fatto conoscere. Così Dio ha mandato il Figlio, il Dio-con-noi, fattosi uomo, per poter di nuovo conoscere cos’era diventato l’uomo nella sua lontananza, e da lì ricucire la storia, rinnovare la conoscenza.

Questo sia il nostro Natale: un cercare il Signore, ma alla fine un lasciarci noi stessi trovare da Lui.

E l’inizio di un nuovo conoscersi, con Dio e, perciò, tra di noi.

 

+ Pierbattista