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Pubblicato il 20 Gen 2017 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 22 gennaio 2017

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 22 gennaio 2017

III Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Mt 4, 12-25

Il Vangelo di oggi racconta l’inizio del ministero pubblico di Gesù, i primi passi del Regno di Dio che irrompe tra gli uomini grazie alla venuta del Figlio in mezzo a loro.

Nel Vangelo di Matteo, il brano che abbiamo ascoltato è posto subito dopo l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto, cioè dopo quel momento in cui il Signore sceglie per la sua missione la via dell’obbedienza umile, lo stile del servo che dà la vita per i suoi fratelli.

Forte di questa scelta, Gesù dà inizio all’opera per cui è stato mandato.

Lo fa “quando seppe che Giovanni era stato arrestato (lett.: consegnato)” (Mt 4,12). Matteo sembra dire che la notizia dell’arresto di Giovanni è un evento decisivo: la sua missione era quella di preparare la strada del Messia, di suscitare l’attesa di Lui. Ora il precursore ha compiuto la sua missione ed esce di scena. È tempo che vi entri Colui del quale Giovanni ha dato testimonianza.

Ma non solo. Giovanni esce di scena così, come ogni profeta, pagando con la vita il peso delle proprie parole. Gesù, allora, ne raccoglie il testimone e inizia la sua missione, che compirà allo stesso modo, anche lui consegnato (cfr Mt 26, 15.16. ecc.) e messo a morte, anche lui dando la vita.

Per prima cosa Gesù sceglie il luogo dove iniziare la propria missione: la Galilea.

È interessante che l’evangelista usa un termine particolare per dire che Gesù inizia dalla Galilea. Non dice semplicemente che andò in Galilea (come fanno Marco e Luca), ma che vi si ritirò (Mt 4,12).

In Matteo 2,22-23 troviamo un’espressione quasi identica, lì dove si parla di Giuseppe di ritorno dall’Egitto: “Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao ebbe paura…si ritirò nella Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti…”. Ritirarsi è un termine proprio di Matteo, ed indica quel cambiamento di rotta necessario per trovare lo spazio dove far entrare la salvezza: laddove una strada sembra chiudersi, il Signore ne apre una nuova, nella quale ritirarsi… Abbiamo allora una prima indicazione su come il Regno entra nella storia.

Esso si intreccia agli eventi umani, e da essi si lascia in qualche modo modellare. Ma anche ì dove gli eventi avversi sembrano cambiarne il corso, in realtà non fanno che compiere un disegno antico, che è sempre un disegno di salvezza. Proprio lì dove qualcuno si ritira, si compie una parola di un profeta…

Così Gesù sceglie la Galilea. Sceglie una regione di frontiera e va ad abitare in una città posta su una via di commercio, di viaggi, di incontri. Gesù scegli di andare ad abitare in una sorta di incrocio, in un luogo dove le strade si intersecano, cioè in un posto dove prima o poi tutti passeranno. Egli non riserva il suo messaggio a pochi eletti, ma lo apre a chiunque passi. È per tutti. Sceglie di partire da luoghi lontani dal potere e vicini alla vita della gente, vicini alla vita reale dell’uomo. Sono luoghi da cui non ci si attende nulla, luoghi di gente persa. E sono luoghi dove, religiosamente parlando, ci si espone all’impurità ad ogni passo, dove è quasi impossibile essere graditi a Dio, secondo certe prescrizioni. Da lì inizia Gesù.

Cosa fa Gesù a Cafarnao?

Matteo riserva un breve versetto alla predicazione di Gesù, ma passa immediatamente alla sua prima opera importante. Non è un esorcismo, non un miracolo, non una guarigione. La prima opera di Gesù è la chiamata dei discepoli. Come a dire che Gesù va incontro alla folla, ma nella folla cerca relazioni personali e uniche.

Si prende cura di tutti, ma non in modo generale: incontra tutti ad uno ad uno. E l’incontro è un invito alla sequela, perché proprio questa sequela è il Regno, è la salvezza.

Gesù chiama i suoi seguirlo per diventare “pescatore di uomini” (Mt 4,19), cioè li chiama a fare della propria vita un dono per gli altri. Questa è la guarigione: è imparare ad aver cura dei propri fratelli, ad avere a cuore l’altrui salvezza.

Questo può accadere in tantissimi modi, in tutti i modi che la carità suggerisce, ma con l’unico scopo di essere strumenti di comunione, perché gli uomini vivano riconciliati fra loro.

Il Vangelo oggi ci porta a quei crocevia della vita dove incontriamo gli altri e impariamo ad aver cura di loro. E ci invita a stare lì, a ritirarsi lì, perché non ci sia più spazio per lo spirito del male che divide i fratelli.

Questa è la conversione (Mt 4,17) a cui Gesù chiama!

E questa è la grande luce che appare nelle tenebre (Mt 4,17) di un’umanità spesso incapace proprio di questo amore.

Allora, abbiamo visto che due scene compongono questo brano di Vangelo:

nella prima troviamo Gesù, che si mette in cammino alla ricerca degli uomini; nella seconda il campo si restringe sui discepoli, per aprirsi di nuovo a quegli uomini di cui essi divengono pescatori.

Questa è la dinamica del Regno, una dinamica che va da sé agli altri; e che, raggiungendoli, li invita a fare altrettanto, in un cerchio che si allarga e porta la vita sempre più lontano.

 

+ Pierbattista Pizzaballa