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Pubblicato il 10 Feb 2017 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 12 febbraio 2017

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica 12 febbraio 2017

12 febbraio 2017

VI Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Mt 5, 17-37

 

Ogni testo legislativo, ogni norma porta dentro di sé una precisa visione di uomo, una sua propria antropologia: diritti, doveri, obblighi, principi, regole e punizioni saranno formulate in base al modello di umanità che si vuole proporre e raggiungere. È una questione molto attuale dalla quale deriva – per esempio – il dibattito sui grandi temi morali che coinvolgono tutte le nostre società.

Il Discorso della Montagna che ascoltiamo in queste domeniche si richiama ai capitoli 19-23 dell’Esodo: il Decalogo, e le leggi che ne seguono, che sono chiamate anche il Codice dell’Alleanza. Richiamandosi a quell’importante testo veterotestamentario, nel Vangelo di oggi Gesù ci presenta la sua visione dell’uomo.

È prima salito sul monte (Mt 5,1), ha iniziato a parlare alle folle e ha proposto un nuovo modello di umanità, quello che si intravvede nel racconto delle beatitudini. Poi ha aggiunto che quest’umanità nuova, che vive le beatitudini, diventa un fermento di vita e di verità per l’umanità intera: è sale e luce per il mondo.

Oggi Gesù inizia un lungo passaggio in cui si preoccupa di tracciare una via perché quest’uomo nuovo possa compiere in pienezza la sua umanità.

Gesù lo può fare. Gesù può dare una legge all’uomo perché Lui lo conosce e sa veramente cos’è un uomo. Lui sa cosa può aiutare l’uomo a divenire sempre più se stesso e cosa invece lo allontana e lo aliena: Lui stesso è il modello originario di uomo. Per questa ragione dice subito di non essere venuto per abolire la legge, ma per dargli compimento. Il primo elemento di quest’umanità nuova che Gesù propone non è un uomo senza legge, un uomo che si illude di essere libero senza essere obbediente. Gesù sa che la libertà non è dell’uomo naturale, ma dell’uomo redento, cioè dell’uomo che si lascia umilmente e quotidianamente riportare ad una giusta relazione con Dio. Per questo continua dicendo che la legge è importante: chi non la osserva, o la banalizza, o la scredita, non sta banalizzando solo la legge, sta banalizzando l’uomo e, di conseguenza, sta banalizzando Dio stesso.

Gesù, dicevamo, continua il suo discorso e rilegge la legge antica, quella che Dio aveva dato sul Sinai a Mosè. La rilegge e la reinterpreta secondo la sua visione di uomo. Quale visione di uomo ne emerge?

Ci fermiamo su due passaggi.

Il primo è dove dice che la nostra giustizia deve superare quella di scribi e farisei (Mt 5,20).

L’espressione che usa per dire “superare” si riferisce proprio qualcosa che abbonda, che va oltre, che non si ferma a ciò che è prescritto. Ci viene insomma da pensare che la legge nuova del Regno non consiste nell’osservare irreprensibilmente dei precetti (cosa per cui basterebbe la legge antica), ma nell’assumere liberamente uno stile di vita basato sull’amore. La legge nuova non può essere basata solo sulla giustizia: deve portare all’amore. La giustizia qui significa fedeltà e obbedienza alla volontà di Dio espressa nella legge. E Gesù ci dice che l’uomo nuovo vive una “giustizia che eccede, sovrabbonda”, per amore. Nel nuovo Regno non c’è giustizia senza amore.

Chi osserva meticolosamente una regola è servo. Chi ne assume lo spirito e agisce con creatività è un uomo libero, che non usa la legge per dire di aver fatto abbastanza, per potersi fermare ad un certo punto, ma sa cogliere in ciò che accade un invito ad andare oltre il proprio limite, i propri gusti, il proprio io.

Ciò che rende l’uomo veramente uomo è la sua capacità di andare oltre un’osservanza esteriore, per entrare in uno spazio dove regna la gratuità.

Il secondo passaggio sul quale ci fermiamo riguarda i versetti seguenti (Mt 5, 21-37), dove Gesù, rivisita i comandamenti che vedono l’uomo in relazione. Dice che non basta non uccidere, ma non bisogna neppure insultare; non basta non commettere adulterio, ma bisogna evitare ogni relazione di possesso; non basta non spergiurare, ma bisogna essere leali. E traccia così uno stile nuovo di relazione, in cui non basta più non fare del male all’altro, ma si arriva a capire – e a vivere – che l’altro fa parte di me, che siamo un unico corpo, una cosa sola. L’altro bisogna amarlo.

Questi due passaggi sono molto illuminanti sulla visione di uomo offertaci da Gesù. Potremmo dire che per Gesù l’uomo è innanzitutto figlio di Dio, immagine Sua e quindi chiamato alla Sua stessa vita nell’amore: niente di meno può compiere in pienezza la sua umanità.

E siccome l’uomo è immagine di un Dio che è Trinità, allora il suo compimento non potrà che passare attraverso l’incontro con l’altro. L’uomo è fratello.

Come è possibile realizzare questo modello? Non sforzandosi di osservare una legge, ma accogliendo il dono di un cuore nuovo, il dono che Dio fa a chi vive nello stile delle beatitudini, a chi non sta nella vita cercando solamente se stesso.

Un’ultima annotazione.

È molto bello il passaggio che Gesù fa nei versetti 23-24: “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”.

All’uomo nuovo, alla legge nuova, al cuore nuovo, corrisponde anche un culto nuovo. Nella legge antica l’offerta serviva ad espiare il peccato. Nel Regno inaugurato da Gesù è la riconciliazione tra fratelli la vera offerta, il vero culto. Solo dove l’uomo è veramente se stesso, dove compie il progetto di Dio, dove è fratello, lì l’uomo può offrire a Dio il vero culto e stare in una relazione buona con il Padre.

+ Pierbattista