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Pubblicato il 28 Feb 2017 in Attualità dal mondo, Chiesa, Cultura, Politica e società, Slide, Voce del Santo Padre

Papa Francesco benedice un’icona di Cristo Salvatore fatta a Betlemme

Papa Francesco benedice un’icona di Cristo Salvatore fatta a Betlemme

 

ROMA / BETLEMME – Domenica 26 febbraio 2017, papa Francesco ha visitato la chiesa di Tutti i Santi per la celebrazione del 200° anniversario della presenza anglicana a Roma. Questa visita alla parrocchia anglicana della diocesi, la prima in assoluto per un Pontefice, ha visto la benedizione di un’icona di Cristo Salvatore realizzata dal Centro di Iconografia di Betlemme.

Commissionata da James Hadley, custode della chiesa di Tutti i Santi, e realizzata da Ian Knowles, direttore del Centro di Iconografia di Betlemme, l’icona di Cristo Salvatore è ispirata ad un’icona di Cristo in gloria del VI secolo, presente al Palazzo del Laterano a Roma. Secondo la leggenda, l’icona conosciuta come “non scritta da una mano umana” o Acheropita, fu scritta da san Luca e dagli angeli.

«Questa icona è nota per essere miracolosa! Ogni volta che Roma era in pericolo, soprattutto nei primi secoli, il Papa appariva a piedi nudi portando l’icona», dice Ian Knowles.

Secondo il Libro dei Pontefici, papa Stefano II portò sulle sue spalle l’Acheropita per implorare la protezione divina durante gli attacchi longobardi. L’icona veniva anche onorata durante le processioni in occasione di feste mariane, come l’Annunciazione, l’Assunzione e la Natività di Maria.

Questa icona si ispira anche all’opera del miniaturista Matthew Paris, monaco benedettino del XIII secolo: si tratta di un disegno del Cristo in Maestà, presente nel suo manoscritto Chronica Maiora.

Sono stati impiegati solo dieci giorni per la produzione dell’icona di Cristo Salvatore: «Non c’è stato un solo giorno in cui non ho potuto dipingere. Non c’è stato un solo giorno in cui ho dovuto lottare per essere motivato. Ero molto concentrato! È stato davvero straordinario!». Dice Ian, ancora diviso tra stupore e meraviglia.

Questa non è la prima volta che il Centro Iconografico di Betlemme produce un lavoro di tale importanza. L’anno scorso, due icone che rappresentano la scena dell’Annunciazione sono state scritte e installate presso la Cattedrale di Lichfield, in Inghilterra. « Sono felice di essere stato in grado di offrire questa icona, che sarà molto importante nella Chiesa, sarà un’eredità durevole, un segno di riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa anglicana», ha detto Ian.

La visita di papa Francesco, che è stata salutata come storica, non solo ha visto riuniti i vescovi anglicani, ma anche i leader cristiani ortodossi. «Il fatto che questo incontro sia ecumenico è molto importante», continua Ian. «Anche noi siamo una comunità ecumenica. Quando il vescovo Joseph Zerey mi ha scritto in apertura del Centro, mi ha detto che rappresentiamo il ​​vero ecumenismo. Io considero la sua lettera come un documento molto importante. Il vescovo ci ha detto che la nostra forza sta nel rimanere nella Chiesa. La dimensione ecumenica è fondamentale».

Scambio di doni

Lo scambio di doni tra papi e capi della Chiesa anglicana ha sempre occupato un posto importante nelle loro varie riunioni. Nel 1966, subito dopo la firma della Dichiarazione congiunta, papa Paolo VI ha offerto il suo anello episcopale all’arcivescovo Michael Ramsey di Canterbury. Cinquant’anni dopo, in ricordo della storica riunione, papa Francesco ha offerto all’arcivescovo di Canterbury, il dottor Justin Welby, una copia dell’Arco di san Gregorio Magno, attraverso il quale la Santa Sede ha visto «un bel simbolo di profondo ecumenismo significativo per questo incontro» e «un simbolo del nostro cammino condiviso verso l’unità e la missione». Il dottor Justin Welby aveva a sua volta dato a Sua Santità una croce pettorale, simbolo di reciprocità in questo cammino di riconciliazione.

Questa volta, il Centro Iconografico di Betlemme che ha contribuito al gesto, pur commissionato, ha realizzato soprattutto un lavoro di carattere ecumenico che simboleggia e dimostra, in maniera più efficace di ogni parola, il riavvicinamento tra cattolici e anglicani.

Saher Kawas

Foto: ©AP