Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 2 Mar 2017 in Diocesi, News, Notizie della diocesi, Ordine del Santo Sepolcro, Progetti, Progetti Ordine del Santo Sepolcro

L’esperienza indimenticabile dei membri dell’Ordine del Santo Sepolcro venuti a servire la Terra Santa

L’esperienza indimenticabile dei membri dell’Ordine del Santo Sepolcro venuti a servire la Terra Santa

 

INTERVISTA – Henrique e Carola Abreu, Cavaliere e Dama del Santo Sepolcro, si sono messi al servizio della Terra Santa per tre anni. In questa intervista, entrambi spiegano le motivazioni sottese alla loro missione e le sfide che hanno affrontato nel corso di questo periodo. Essi inoltre suggeriscono mezzi pratici per sostenere le comunità cristiane locali.

Quando e come siete arrivati in Terra Santa? Perché avete deciso di dedicare questo periodo della vostra vita alla chiesa locale?

Siamo arrivati ​​a Gerusalemme nel gennaio 2014.

Dopo la visita del Santo Padre in Brasile nel 2013 e il messaggio che ci ha rivolto, entrambi abbiamo sentito durante l’omelia un grande desiderio di carità e di amore. Conoscevamo la Terra Santa da visite fatte in precedenza ogni anno al Patriarcato e alle comunità cristiane.

Questa chiamata ricevuta ha dato la spinta per la nostra partenza e abbiamo cominciato a fare i preparativi necessari e ad organizzarci per un periodo “sabbatico” di tre anni, durante il quale saremmo partiti come volontari. Abbiamo messo le nostre esperienze personali e professionali nelle mani di Dio e Gli abbiamo anche affidato il nostro desiderio di servire le necessità della Chiesa Madre e delle comunità locali: si doveva solo decidere cosa fosse meglio per la Chiesa.

Qual è stata la motivazione principale nel corso di questi tre anni?

La nostra motivazione nella vita è sempre stata quella di servire gli altri, in tutti i modi possibili. In Terra Santa, non è stato diverso. Ci siamo alzati ogni giorno con la stessa energia e la stessa gioia di venire in ufficio, di metterci in viaggio o di visitare le parrocchie nei villaggi più lontani. La nostra motivazione è venuta dalla felicità e dai sorrisi che abbiamo potuto leggere sui volti dei bambini, dei preti e dei parrocchiani, quando siamo riusciti a fare qualcosa di utile e a migliorare la vita delle loro comunità.

Al Patriarcato, abbiamo lavorato insieme ad una squadra incredibile di professionisti che ci ha accolto e ci ha fatto sentire come persone di famiglia. Siamo veramente orgogliosi di aver servito al loro fianco.

Qual era lo scopo principale della vostra missione?

In un primo momento abbiamo vissuto nel villaggio di Taybeh. Lì, abbiamo partecipato attivamente alle attività della parrocchia: scuola, campi estivi, programmi per i giovani, gruppi di pellegrini e alcuni dei progetti di ristrutturazione della parrocchia. Carola è stata molto coinvolta nella Casa per gli anziani di Beit Afram in cui si è messa al servizio per la cura e le necessità quotidiane dei residenti.

Solo successivamente ci siamo resi conto che quel periodo era in realtà una preparazione per una missione molto più grande per la Chiesa. Taybeh è stata una scuola per noi. È stato il periodo utile per farci capire come funziona una parrocchia dall’interno, per scoprire le reali esigenze dei nostri cristiani che vivono in Palestina, per ascoltare le loro storie, le loro sfide, le loro lotte e per condividere in modo semplice la loro vita.

Dopo un anno, ci siamo trasferiti a Gerusalemme e abbiamo iniziato una nuova missione. Il compito questa volta sarebbe stato quello di sostenere il Direttore generale nella ristrutturazione del Dipartimento Progetti del Patriarcato. L’esperienza a Taybeh ci è servita molto, dato che ora avremmo dovuto prenderci cura di 55 parrocchie in quattro aree della nostra diocesi.

Mi è stato chiesto di concentrarmi sulla creazione del Dipartimento: assemblare la squadra giusta per soddisfare le esigenze dell’ufficio; visitare ogni parrocchia per capirne le necessità e servire per quanto possibile il personale interno e quello esterno, così come i benefattori. Da parte sua, Carola ha assicurato traduzioni per l’ufficio stampa, ha contribuito ai lavori di sviluppo, prestando nel frattempo servizio nella cancelleria e nell’amministrazione generale, per questioni amministrative. Abbiamo sentito che il Signore ha lavorato fianco a fianco con noi, e ne abbiamo avuto diversi segni tangibili e conferme nel corso di questi tre anni.

Quali sono i progetti che rappresentano le sfide più grandi?

È difficile citarne qualcuno in particolare. Tutti erano importanti. Ogni progetto è stato, per ogni parrocchia, il progetto più importante, e abbiamo cercato di far sentire i nostri parroci e le loro comunità importanti tutti allo stesso modo.

Forse le urgenze maggiori in questo periodo sono state quelle di Gaza e dei profughi cristiani iracheni ​​in Giordania. Al nostro arrivo, questi due gruppi erano i più vulnerabili. Gaza era alla fine del conflitto 2014 e i profughi cristiani dell’ Iraq in Giordania erano alloggiati nelle sale parrocchiali trasformate in dormitori. Sapevamo di dover far fronte immediatamente queste esigenze e che l’assistenza umanitaria era essenziale.

Come la vostra missione è stata strettamente legata all’appartenenza all’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro?

L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme cammina a fianco del Patriarcato latino, come un compagno di vita e di sostegno per la Chiesa Madre in Terra Santa.

Come membri dell’Ordine del Santo Sepolcro, siamo profondamente consapevoli della nostra missione e della nostra responsabilità verso il Patriarcato latino ed i cristiani di Terra Santa. Quello che non sapevamo è che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre.

In questo spirito, siamo venuti in questa terra con il desiderio di cercare il modo migliore per migliorare la vita degli altri, per portare conforto e dignità a coloro che soffrono di più, sia che si trattasse dei rifugiati cristiani in Giordania, o di una famiglia di Gaza in difficoltà, o dei bambini disabili che vivono nelle nostre case. La nostra fede e le nostre convinzioni ci dicono che l’amore che abbiamo per l’altro deve essere la forza trainante della nostra missione condivisa con l’Ordine Equestre e il Patriarcato latino. Siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, siamo chiamati a vivere per servire gli altri e per proteggere coloro che non possono proteggersi.

Il contesto in cui i cristiani vivono in Terra Santa è difficile e spesso doloroso. Come possiamo aiutare i cristiani in Terra Santa in modo concreto?

Senza dubbio, possiamo dire che questi sono stati probabilmente i tre anni più intensi della nostra vita professionale. Abbiamo potuto vedere i bisogni e le diversità della nostra diocesi. Ognuno dei quattro territori appartenenti al Patriarcato Latino ha esigenze diverse a seconda della situazione geografica e politica, della popolazione e delle infrastrutture delle parrocchie.

I nostri fedeli cristiani e le loro comunità, tuttavia, condividono alcune necessità e prospettive che sono comuni a tutti. Essi desiderano vivere in pace e con dignità sulla loro terra. Tutti hanno bisogno di essere sostenuti spiritualmente, di avere accesso a una buona istruzione, all’occupazione, all’alloggio in modo da creare una famiglia e rimanere in tal modo in Terra Santa. Questi requisiti sono identici a quelli delle popolazioni dei nostri paesi. Essi costituiscono il ciclo di base della vita: religione – fede – pace – formazione – lavoro – casa – famiglia.

L’aiuto ai cristiani in Terra Santa può essere offerto in diversi modi, e il più importante è quello della solidarietà con loro attraverso la preghiera. Il collegamento spirituale è essenziale perché altri mezzi possano essere realizzati.

È possibile poi dare sostegno venendo in Terra Santa, per esempio con un pellegrinaggio cristiano. In questo modo,si aiutano le “pietre vive” che abitano qui, dando lavoro a tutta una catena di fornitori di servizi: guide, personale alberghiero, autisti, artigiani, personale dei luoghi santi.

Inoltre, venire a lavorare come volontari al servizio delle comunità, nelle parrocchie o per i progetti, permetterà di offrire amicizia e fornire assistenza direttamente a questi fratelli e sorelle.

Infine, sostenendo i progetti presentati dal Patriarcato latino di Gerusalemme, in modo che si possa provvedere alle comunità nei diversi settori: assistenza umanitaria, cura pastorale, sostegno sociale, sviluppo, istruzione, salute, creazione di occupazione e di alloggi per le famiglie cristiane.

Alla fine della nostra missione, ci siamo resi conto che avevamo ricevuto molto di più di quello che abbiamo dato. Ecco perché siamo davvero uniti nella preghiera con la nostra famiglia di Terra Santa, e per sempre grati per tutte le benedizioni e le lezioni ricevute dalla Terra di Gesù.

Carola e Henrique Abreu, Dama e Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Intervista a cura di Myriam Ambroselli

09052015-DSC08823[1].jpgIMG_2495.JPG20140727_153601.jpg20140816_113710.jpg20141014_163115.jpg20141017_190329.jpg20141018_122849.jpg20141216_191701.jpggaza.jpgIMG_0073.JPGIMG_0099.JPGIMG_0228.JPG20150308_131518.jpg20150515_123344.jpg25052015-DSC09231.jpg25052015-DSC09238.jpg20150611_103528.jpg20150724_174950.jpgIMG_2438.JPG20160517_165556.jpg20160618_105117.jpg20160627_151652.jpgDSC_0026.jpgDSC_0631.jpgIMG-20160625-WA0003.jpgIMG-20160624-WA0002.jpgpadres 2.jpgDSC_0195.JPG2016-08-17 23.23.31.jpgIMG-20140526-WA0000.jpgha e ca pdo.jpgIMG-20140719-WA0004.jpgreceived_1004416069593487.jpgIMG-20140611-WA0000.jpg