Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 3 Mar 2017 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica di Quaresima

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo di domenica di Quaresima

5 marzo 2017

I Domenica di Quaresima, anno A

 

La prima domenica di Quaresima ci porta nel deserto, dove Gesù è sospinto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo (Mt 4,1-11).

Tutti i sinottici sono d’accordo a porre l’episodio delle tentazioni immediatamente dopo quello del Battesimo: lì Gesù ha scelto uno stile, un volto preciso, quello dell’umile servo obbediente, che fa della Volontà del Padre la via per la sua vita. E il Padre si è compiaciuto di questa scelta, e ha consacrato Gesù colmandolo di Spirito.

Da qui Gesù non parte subito per la sua missione di salvezza, di annuncio del Regno, ma docilmente si lascia portare in un luogo di solitudine e di silenzio: la missione di Gesù inizia nel deserto. Perché?

Forse perché nel Battesimo Gesù aveva incontrato il Padre, aveva ascoltato la sua voce, aveva avuto la certezza del suo amore.

Nel deserto Gesù incontra l’uomo, l’uomo che lui stesso è, con la sua debolezza, le sue fragilità, le sue illusioni. Non è una circostanza fortuita, dunque, questo andare nel deserto; è piuttosto una grazia. E infatti è lo Spirito che conduce lì i suoi passi (Mt 4,1).

Nel deserto Gesù attraversa e conosce le regioni più desolate e più buie dell’animo umano, le più lontane da Dio, le nostre: se vuole salvarci, deve per forza partire da lì.

A volte noi passiamo tutta la vita ad evitare quest’esperienza di incontro con noi stessi, a fuggire il deserto, a schivare quel luogo che ci permetterebbe di smascherare la falsità che ci abita, di riconoscere le nostre illusioni, le nostre fughe, la nostra falsa immagine di Dio.

Gesù inizia da lì, perché non c’è missione se non a partire dall’umile conoscenza di sé e del proprio bisogno di salvezza. Solo così si impara l’affidamento fiducioso al Padre.

Nel deserto, dunque, Gesù è messo alla prova.

Ma che cos’è la tentazione?

Per capire un po’ meglio, dobbiamo fare un passo indietro, e tornare alla prima tentazione di cui parla la Bibbia, quella accaduta nel giardino, che vede protagonisti Adamo ed Eva (Gn 3).

Nel giardino, gli uomini hanno tutto, tranne ciò che procura loro la morte.

Ma il tentatore insinua loro l’idea che questo limite è una mancanza, che in realtà Dio è geloso delle sue cose, e che da Lui non ci si può aspettare la vita in pienezza: non resta che prendersela da soli.

Così accade a Gesù nel deserto.

Il diavolo gli propone di avere tutto, ricchezza, potere, successo.

In realtà, questo non sarebbe neanche un male.

Il problema è che per il diavolo questo è possibile solo prendendoselo da sé, senza che sia il Padre a donarlo.

Avere tutto, ma senza chiederlo, senza attenderlo, senza riceverlo.

Una rilettura di questa tentazione la troviamo nella parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33ss), che pensano di poter avere l’eredità solo a prezzo di eliminare colui che ne è l’erede. E l’inganno sta nel non aver capito che l’erede è venuto proprio a condividere la sua eredità con noi, a donarci tutto.

Allora ci diventa chiaro che ogni tentazione riguarda Dio, la nostra immagine di Lui, la nostra relazione con Lui. La tentazione arriva lì dove siamo chiamati a fidarci e ad affidarci, senza cadere nell’inganno della preoccupazione di cui parlavamo domenica scorsa (Mt 6,24-34), senza isolarci nell’indipendenza autonoma, che pretende di farci salvare la vita da noi stessi.

Gesù non cade in questo tranello: il diavolo propone delle cose, Gesù sceglie la relazione e l’obbedienza filiale.

E in questa relazione, ritrova tutto, riceve tutto: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio”, dirà più avanti (Mt 11,27).

Tutto ciò che secondo il tentatore, Gesù dovrebbe prendersi da sé, Gesù sceglie di riceverlo dal Padre, e così lo avrà in pienezza: avrà vita, avrà gloria, avrà la signoria su ogni cosa; il Padre darà al Figlio la Vita, ma gliela darà proprio perché Gesù saprà riceverla come dono, rimanendo in una relazione di assoluta obbedienza e fiducia. Certo che il Padre darà molto di più di quanto si può sperare e desiderare.

Concludiamo con due annotazioni.

La prima è che il diavolo tenta Gesù citando la Parola di Dio.

Il che dice che c’è anche la possibilità di usare, di ascoltare la Parola di Dio, ma senza Dio, contro Dio. Di usare la Parola senza ascoltare la voce, senza ubbidire. La tentazione è esattamente questo sganciarsi in tutto da Dio, proprio nelle cose che vengono da Lui: la Parola, così come la vita.

La seconda sta nel domandarsi: ma perché il diavolo fa questo?

Forse perché se Gesù avesse seguito le sue indicazioni, certo avrebbe avuto più successo, ma non avrebbe salvato nessuno. Avrebbe imboccato la via di un messianismo trionfale, che avrebbe risolto tanti problemi, ma avrebbe evitato l’unico grande problema dell’uomo, che è quello di imparare a credere e ad affidarsi di nuovo a Dio, senza riserve, sempre.

Gesù, nel deserto, ci indica la strada da percorrere.

+ Pierbattista