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Pubblicato il 4 Mar 2017 in Amministratore Apostolico, Diocesi, Discorsi e interviste, Notizie della diocesi, Pubblicazioni, Slide

“Abbiamo questo Tesoro in vasi di creta”: lettera alla Diocesi di mons. Pizzaballa

“Abbiamo questo Tesoro in vasi di creta”: lettera alla Diocesi di mons. Pizzaballa

Lettera alla Diocesi

“abbiamo questo Tesoro in vasi di creta”

(2 Corinzi 4,7)

Cari fratelli vescovi e sacerdoti,

Cari fratelli e sorelle, fedeli di tutte le nostre parrocchie e comunità religiose,

“La Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai”. Papa Francesco inizia la sua lettera ai fedeli con queste efficaci parole.

Dal 15 luglio 2016 sono stato posto alla guida della Diocesi come Amministratore Apostolico. Ho trascorso questi ultimi mesi imparando e radicandomi in quella che ora è una nostra comune realtà: la vita del nostro Patriarcato Latino. Per 170 anni questo Patriarcato ha avuto un ruolo importante e lo ha ancora nella vita dei Cristiani di Terra Santa. Le nostre parrocchie, le nostre scuole e molte altre nostre istituzioni hanno contribuito molto alla vita dei Cristiani in queste terre e hanno rafforzato la nostra testimonianza a Cristo e alla Sua resurrezione dalla morte. Tuttavia, noi tutti sappiamo che la nomina di un Amministratore Apostolico, che non viene dal clero del Patriarcato Latino, è stata una decisione inaspettata, ed è arrivata come una sorpresa per molti. Questo ci porta alla conclusione che non tutto va bene. In effetti, sono stati fatti degli errori che hanno ferito la vita del Patriarcato, finanziariamente ed amministrativamente, soprattutto riguardanti l’Università Americana di Madaba. Abbiamo sbagliato in alcuni ambiti importanti, forse non concentrandoci abbastanza sulla nostra primaria missione: predicare il Vangelo e dedicarci alle attività pastorali.

Dal luglio scorso, ho incontrato vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, e visitato molte parti della diocesi. Ho scoperto molte cose positive, incoraggianti e portatrici di speranza, ma ho anche notato che abbiamo problemi, che hanno portato alla mia nomina come Amministratore Apostolico fino a quando non potrà essere nominato un altro Patriarca, situazioni che dobbiamo affrontare con onestà, coraggio, determinazione, amore fraterno e, naturalmente, credendo fermamente nel Signore che ci guida. Una crisi, infatti, può essere luogo di morte, ma, con l’aiuto dello Spirito Santo, può diventare luogo di vita nuova, di resurrezione. Questo è il nostro impegno, la nostra speranza e la nostra preghiera.

Desidero condividere con voi la mia gioia di questa Quaresima, per aver iniziato nel Patriarcato Latino di Gerusalemme questo cammino in un modo davvero significativo. Alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, ho deciso di indire una riunione di tutti i sacerdoti del Patriarcato Latino. Ho sentito che ero pronto a condividere con i preti alcune delle mie intuizioni di questi mesi passati e ad ascoltare attentamente i loro suggerimenti e le loro opinioni. I preti si sono riuniti lunedì, 27 febbraio, e martedì 28 nella Casa della Visitazione delle Suore del Rosario a Fuheis, in Giordania. Ci siamo soffermati soprattutto su questi argomenti: la vita del Patriarcato Latino con speciale attenzione ai sacerdoti, alla loro vita e alla loro attività pastorale; i problemi finanziari e la loro possibile soluzione; la preparazione di regolamenti interni per la nostra amministrazione.

Posso assicurarvi che voi, cari fratelli e sorelle, fedeli di tutte le parrocchie, voi eravate molto presenti, in un modo o in un altro, in tutti i nostri dibattiti e scambi, con le vostre difficoltà, sofferenze e speranze.

Una prima gioia riguarda il fatto che i vescovi e tutti i preti che erano in grado di venire sono venuti davvero, giovani e anziani, dalla Giordania, così come dalla Palestina, da Israele e persino dal Golfo. Sono venuti desiderosi di imparare, di ascoltare, e anche di parlare, e abbiamo trascorso due giorni insieme in profonde e significative discussioni sul nostro amato Patriarcato, sulla nostra vocazione e missione, ma anche sugli errori che ci hanno portato ad una situazione critica, soprattutto finanziariamente.

Una seconda gioia è stata vedere che i convenuti erano impegnati ad analizzare questi problemi, con la volontà di affrontare onestamente la realtà e pronti ad impegnarsi completamente nei passi necessari per rimetterci in carreggiata. E’ stato commovente sentire un prete che ha parlato in modo forte e chiaro dicendo: “E’ venuto il momento di riconoscere le nostre responsabilità personali e di impegnarci in un nuovo inizio”. Un altro ha fatto notare: “Abbiamo bisogno di scoprire come trasformare questa realtà dolorosa in grazia”. Penso che volesse intendere la grazia “di un nuovo inizio”, la promessa della Resurrezione oltre la passione e la morte che molti di noi stanno vivendo proprio adesso. Abbiamo molto da fare. Ora è il momento di iniziare il lavoro di riforma, ricostruzione e rinnovamento in alcuni settori della nostra amministrazione, ma non solo. Tra le altre conclusioni, infatti, abbiamo deciso di concentrarci ancora di più sulle nostre attività pastorali e di aprire, per esempio, nuovi uffici diocesani per il lavoro pastorale che coordino ed unifichino il nostro servizio pastorale alla comunità.

Sebbene come Amministratore Apostolico io abbia ricevuto l’autorità di cambiare certe realtà finanziarie ed amministrative, sono ben consapevole che se non lavoriamo insieme, la situazione non potrà essere risanata. Non è la prima volta nella nostra storia che dobbiamo affrontare problemi seri ed in passato abbiamo sempre potuto superare le difficoltà con l’aiuto di Dio. Oggi dopo due giorni con i nostri vescovi e i nostri preti, io torno pieno di speranza. La strada che abbiamo davanti sarà indubbiamente difficile, le sfide notevoli e gli ostacoli grandi. Questi due giorni, tuttavia, mi hanno convinto che se lavoriamo insieme, concentrandoci sulla nostra missione di servire Cristo nella Sua Chiesa, supereremo anche questo momento. Sento che i nostri vescovi e i nostri preti sono pronti a “combattere la buona battaglia” e ad andare avanti con coraggio, per quanto difficile possa essere la strada. Grazie a Dio e alla vostra buona volontà, comincio la Quaresima con un senso di sollievo, di profonda gratitudine e di rinnovata energia che voglio condividere con voi tutti.

Alla fine del nostro incontro, i preti mi hanno chiesto di condividere con tutti voi, in modo trasparente le difficoltà attuali, che del resto sono già conosciute, ma allo stesso tempo anche di farvi conoscere la nostra determinazione a risolverle, con l’aiuto di Dio e impegno totale da parte di tutti noi.

Chiedo a tutti voi di pregare durante la Quaresima perché possiamo davvero lavorare insieme, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche, giovani e anziani. Come la “vita apostolica” della prima comunità di credenti a Gerusalemme, anche noi dobbiamo essere “un cuore solo e un’anima sola” (Atti 4,32), sicuri che il Signore continuerà a sostenere e ad aiutare l’opera che ha iniziato 170 anni fa.

Davvero la Quaresima è un cammino di conversione. Noi, vescovi e preti del Patriarcato, siamo tra i peccatori che implorano la misericordia di Dio e chiedono la grazia della conversione. I nostri errori e i nostri giudizi erronei stanno chiaramente davanti ai nostri occhi, come dice il Salmista (Sal 50 (51), v.5). Dobbiamo ammettere che siamo come vasi d’argilla spezzati. Ci è stato affidato tanto, ma nella nostra umana fragilità, abbiamo lasciato che molto di questo andasse perduto. D’altra parte sappiamo che il Signore usa vasi fragili come provvidenziali strumenti nel Suo piano di salvezza. San Paolo lo dice chiaramente: “Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati” (2 Cor 4, 6-8). Possiamo essere sicuri che il tesoro che ci è stato dato brillerà ugualmente, anche se siamo vasi di argilla.

Fratelli e sorelle, uniti nella preghiera di questa Quaresima, ci prepariamo a seguire il Signore a Gerusalemme. Sì, la via sarà difficile ma lasciate che condivida con voi la mia fiducia che se persevereremo con Lui, appariremo nella luce della Sua Resurrezione!

Possa il Signore benedire ciascuno di voi in questo cammino quaresimale!

 

Gerusalemme, 3 marzo 2017

†Pierbattista Pizzaballa

Amministratore Apostolico

Tradotto dall’inglese