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Pubblicato il 6 Mar 2017 in Pubblicazioni, Slide

Viaggio attraverso l’Amministrazione di don Imad Twal

Viaggio attraverso l’Amministrazione di don Imad Twal

 

PUBBLICAZIONE – In una breve ma densa relazione, Don Imad Twal, da giugno 2014 Economo Generale del Patriarcato Latino di Gerusalemme, illustra le sfide da affrontare e lo stile da assumere come economo all’interno delle Istituzioni ecclesiali.

 

Gerusalemme, 21 febbraio 2017

Viaggio attraverso l’Amministrazione

di don Imad Twal – traduzione in italiano di Terenzio Morao

 

Introduzione

“Administration Journey” [LETTERALMENTE VIAGGIO ATTRAVERSO L’AMMINISTRAZIONE] è una riflessione sul lavoro di un amministratore, sia esso prete o semplice consacrato, all’interno delle istituzioni della Chiesa, sul suo lavoro nella comunità e sulla sua vita quotidiana tra i credenti (chiesa, parrocchia, attività parrocchiali, visita ai malati, programmi per i giovani). Sono questi i momenti, nella vita di un sacerdote, in cui su di lui discende la Grazia e sperimenta la triplice forma del suo ministero, che è anche quella della missione, figura di Cristo: sacerdote, re e profeta.

Nella prima lettera ai Corinzi (1 Cor 12:27-31) San Paolo annovera tra i doni dello Spirito Santo la Grazia alla Chiesa nella sua diversità: “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.” Essi saranno più vicini tra loro come membri di uno stesso corpo, ognuno con la sua propria importanza, ognuno complementare all’altro. Questa varietà è utile sia alla struttura della Chiesa sia ai suoi stessi membri. Ed è compito del pastore trovare il modo che ognuno di questi particolari “doni” lavori insieme e tutti insieme contribuiscano a formare il corpo di Cristo.

Ogni giorno porta qualcosa di nuovo nella vita di un sacerdote, e lo affronta come un nuovo “viaggio” che comporti dei cambiamenti nel percorso della sua missione. Può capitargli di dover rimanere per molte ore nel suo studio per rispondere ad e-mail o a chiamate telefoniche, leggere articoli di giornale e relazioni, oppure presiedere a riunioni con i suoi collaboratori incaricati di far funzionare i differenti aspetti dell’istituzione – amministrazione, organizzazione, pianificazione delle attività future – affinché l’istituzione stessa possa essere e mantenersi efficiente ed efficace.

La virtù della carità, basata essenzialmente nel dare e sacrificarsi per gli altri, è legata all’ “Am-ministrazione” in quanto “via migliore”, il modo caritatevole che conduce a Dio.

 

I rischi insiti nell’ “Amministrazione”

Accettando il dono dell’ “Amministrazione” dallo Spirito Santo,  si dovrebbe anche essere intimamente coscienti dei rischi che questa comporta. A livello personale, perché un sacerdote potrebbe non avere una particolare inclinazione per questa missione. La domanda – Cosa mi piace fare? Cosa io dovrei fare? – può condizionare il grado di interesse nell’attività in corso fino a sfociare nell’arroganza, fino al punto di convincersi di avere un grado di conoscenza migliore degli altri, anzi di essere migliore degli altri tout court e che il proprio modo di vedere e di agire sia l’unico corretto. D’altro canto vi è un secondo pericolo insito nel lavoro amministrativo: trascurare la spiritualità, la preghiera e gli altri obblighi spirituali. Una sopravvalutazione dell’aspetto amministrativo può anche condurre a sminuire il lavoro degli altri. Santa Teresa di Calcutta ci ricordava: “il nostro lavoro è la preghiera”

Il lavoro manageriale comporta dunque rischi personali ma può avere influenza negativa anche sul funzionamento dell’istituzione e sul lavoro di gruppo. Tra i rischi connessi all’aspetto manageriale  c’è quello di selezionare personale non all’altezza per le posizioni di vertice il che inevitabilmente comporta gravi deficienze in alcuni aspetti organizzativi –  pianificazione delle attività, dei tempi e dell’organizzazione stessa, relazioni umane, supervisione, gestione del personale, lavoro di gruppo e altre priorità organizzative – le cui conseguenze sono il rallentamento o anche il blocco dell’attività dell’istituzione nel suo complesso. Il rev. Bill S.J.Byron sottolinea anche altri aspetti: rabbia, orgoglio, negatività, emozionalità, confusione…ecc.

 

“Amministrazione” è un dono

L’Amministrazione della Chiesa  è un dono del Signore garantito dallo Spirito Santo inteso alla crescita individuale e collettiva al fine di costruire una comunità e il corpo mistico di Cristo – La Chiesa.

Nel momento in cui un sacerdote passa da un lavoro pastorale ad uno amministrativo incontrerà una nuova esperienza di crescita personale attraverso una maggiore capacità di auto-apprendimento, come fosse parte integrante di un servizio divino dedicato, diventando più consapevole dei bisogni  altrui, raggiungendo infine un livello superiore di maturità spirituale. Sperimentando questo incontro scopre che il nocciolo della propria missione consiste nel trasformare l’azione in preghiera, le frustrazioni mutandosi nell’esperienza della croce laddove lavoro e persone siano innalzate a Dio.

Allo stesso modo in cui l’Amministrazione contribuisce  alla crescita personale del sacerdote, essa promuove anche in maniera significativa la crescita istituzionale e collettiva. Il messaggio odierno chiaramente asserisce che “La Chiesa è la casa di tutti.” Papa Francesco incoraggia così la Chiesa “Aprite i vostri cuori, le mani, le porte, in tutte le occasioni, uscite… Gesù è sulla soglia e sta aspettando proprio voi.” L’attività gestionale è un’opportunità per incontrare gli altri ed essere influenzati da loro, dalla società, attraverso la comunicazione diretta, il dialogo, il mutuo scambio. Questo impegno avrà successo mediante l’umiltà, camminando in mezzo al gregge.

L’Amministrazione della Chiesa è un viaggio, a volte lungo un tracciato del tutto inaspettato che richiede coraggio e discernimento ma che conduce ove Dio vuole che noi ci rechiamo e non dove noi semplicemente vorremmo essere.

 

Abilità amministrative spirituali

L’Amministrazione della Chiesa ci costringe ad abbandonare il lavoro pedissequo per adottare una condotta più autorevole, una solida leadership con cui abbattere le barriere e spalancare le porte chiuse. Mentre il manager diligente fa un lavoro appropriato e niente più, il leader arricchisce o nobilita il lavoro. Poiché una Amministrazione efficiente richiede un numero vario e vasto di competenze, ognuna a completamento dell’altra, e poiché un direttore efficiente ha influenza sulla crescita dell’istituzione ecclesiastica cui appartiene, sarà importante porre l’accento sulle competenze gestionali come su quelle spirituali giacché entrambe sviluppano ed accrescono l’autorità e il prestigio, in una parola il carisma dei leaders (cfr. Ann M.Garrido (2013), Redeeming Administration, USA).

  1. Lo sguardo accurato

Come detto in precedenza, l’Amministrazione della Chiesa è una chiamata di Dio all’uomo, mediante la grazie dello Spirito Santo, affinché raccolga e accolga il Volere Divino. Il sacerdote chiamato al lavoro gestionale deve possedere la visuale ampia e l’ispirazione per poter abbracciare la sfida. Nell’ottica della prosperità, egli instilla armonia nel lavoro grazie al riconoscimento delle competenze, l’apertura al cambiamento e alla varietà, con l’obiettivo di creare un ambiente realmente umano. Di più, egli ambisce a trasformare questa azione in una comunità Cristiana pervasa da uno spirito di solidarietà, carità fraterna e servizio. Ancora Papa Francesco rimarca, “Cristo ci conduce sempre più fuori di noi stessi, ci spinge a donarci agli altri, a servire gli altri.”

 Costruire la fiducia

Riconoscendo che la “fiducia reciproca” è la pietra angolare del successo dovremmo noi confidare nella presenza dell’altro, nella sua (di lui/di lei) prestazione e nelle loro competenze speciali? Dobbiamo accettare l’altro nonostante le divergenze, i suoi (di lui/di lei) commenti, critiche, principi e valori? Conoscere i propri limiti e le proprie debolezze può aiutare ognuno di noi a condurre l’altro a fornire il suo pieno contributo alla squadra. L’amministratore/manager costruisce ponti di fiducia tra i membri del team mediante relazioni umane positive, lavora per il perfezionamento dello spirito di squadra. Questo lo aiuta a determinare le competenze dei membri del team, a fare affidamento sui concetti di specializzazione, di professionalità e di delega dei poteri. Inoltre egli incoraggia il proprio gruppo di lavoro a raggiungere gli obiettivi con abilità e competenza. Papa Francesco solitamente ci ammonisce “Non puoi governare senza amare il prossimo e senza essere umile.”

  1. Umiltà – “venni non per essere servito ma per servire” 

Se l’amministrazione efficace ha come scopo e conseguenza l’arricchimento, così l’ammini-strazione della Chiesa, secondo quanto ci insegna il sublime esempio del Maestro, comporta “il servire”. Prendiamoci un momento di riflessione su noi stessi: Perché sono qui? Qual è il mio vero obiettivo? Rispondendoci correttamente possiamo fare un grande passo in direzione dell’efficienza amministrativa che diviene a sua volta un messaggio spirituale: è aiutare gli altri nella loro crescita. Il servizio è qui fondato sulla carità legata alla virtù dell’umiltà; è l’accettazione del proprio essere attraverso la determinazione a lavorare con gli altri, nonostante l’ostinazione, la mancanza di creatività, i contrattempi.

Ancora Papa Francesco ci dice, “Presta attenzione al tuo gregge con carità e misericordia poiché lo Spirito santo ti ha assegnato questo posto al fine di sostenere e difendere la Chiesa di Dio.”

L’Amministrazione è un “Mistero Pasquale” 

A volte l’Amministrazione costituisce un crocevia tra la vita comunitaria e quella dell’individuo. Il nucleo dell’amministrazione della Chiesa è “la Croce e la Resurrezione”. Si tratta di un passaggio quotidiano attraverso l’eterna perplessità dovuta alla mancanza di attrazione verso questo genere di lavoro, specialmente nei suoi risvolti di responsabilità finanziaria. E’ anche il “Mistero della Resurrezione” attraverso l’oscillazione tra l’angoscia e la combinazione di speranza, gioia nella  Resurrezione e compimento – mediato e compreso sviluppando le virtù dell’umiltà e della pazienza. Poiché non può esservi Resurrezione senza Croce. Abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo per poter accettare i nostri insuccessi e debolezze e mutarli in preghiera. Per poter praticare l’auto-mortificazione in vista della Resurrezione collettiva. “La Croce è il prezzo del vero amore. Signore, dacci la forza di accettare e portare le nostre croci” (Papa Francesco).

 

Conclusione 

Quanto ho fin qui esposto costituisce il punto di vista personale sull’ “Amministrazione” – difficile ma sorgente di gioia, dolorosa ma che getta un luminoso sguardo sul futuro. E’ una missione di sacrificio e di croce votata al successo degli altri. Non tutti i cambiamenti comportano necessariamente il successo; a volte è vero il contrario. Il ruolo del sacerdote, nel nostro tempo, è di portare avanti una missione evangelica e un’esperienza di salvazione per sé e per quelli che sono attorno attraverso il suo lavoro di amministratore.

Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.” (Giov. 12, 24) [TESTO CEI 2008]. Come nel caso del chicco di grano, Gesù ci spinge ad accettare la nostra propria morte e il sacrificio sopportando i disagi con la carità e in certi casi contrastando apertamente i desideri individuali e gli interessi egoistici, per l’amore di Dio e degli altri. Dio agisce per nostro tramite, attraverso le nostre debolezze e le nostre inadeguatezze. Dio cammina al nostro fianco e anche se il percorso ci risulta accidentato esso ci guida nella vera luce verso Lui.