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Pubblicato il 10 Mar 2017 in Amministratore Apostolico, Meditazioni e Omelie, Slide, Vita spirituale

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo della II domenica di Quaresima

Meditazione di mons. Pizzaballa sul Vangelo della II domenica di Quaresima

12 marzo 2017

II Domenica di Quaresima, anno A

 

Abbiamo lasciato Gesù nel deserto, dove ha affrontato le illusioni e le suggestioni che abitano la vita di ogni uomo, e ne è uscito vittorioso.

Da lì si è incamminato per la sua missione, una missione che lo vede impegnato semplicemente a donare la sua vita e a testimoniare, così, l’immenso amore del Padre suo.

Oggi il Vangelo ci dice che una vita così è di una bellezza straordinaria.

L’uomo che cede alle tentazioni dell’egoismo, l’uomo che si fa dio da se stesso, paradossalmente si sfigura e si perde: lo vediamo nel giardino nudo e pieno di vergogna (Gen 3).

L’uomo che entra nella via dell’obbedienza fiduciosa, risplende di luce: il Vangelo di oggi dice che anche i suoi abiti brillano di un bagliore di gloria. Ma questo Gesù lo sa bene.

La trasfigurazione, infatti, non è per Lui.

Il Vangelo sottolinea che questo episodio della vita di Gesù, questa esperienza di gloria, non è  rivolta a Lui, ma ai discepoli: i protagonisti sono loro.

Matteo dice che Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte (Mt 17, 1); dice che fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17, 2); che a loro apparvero Mosè ed Elia (Mt 17, 3); e per loro è la voce (Mt 17, 5) che chiede di ascoltare il Figlio amato; sono ancora loro che Gesù tocca avvicinandosi, perché non abbiano paura (Mt 17, 7); e sono loro che, infine, vedono Gesù, solo (Mt 17, 8).

Perché i discepoli hanno bisogno di questa esperienza? Cosa devono capire?

Un indizio ci viene dal contesto. Il Vangelo ci dice che questo episodio accadde “sei giorni dopo” (Mt 17, 1). Sei giorni dopo cosa? Nei versetti precedenti troviamo Gesù con i suoi a Cesarea di Filippo (Mt 16,13-28); con loro dialoga sulla sua identità e inizia ad annunciare che la sua missione a breve affronterà l’esperienza del fallimento, della sconfitta, del rifiuto, della morte violenta. Ed è lì che Pietro lo prende in disparte e vorrebbe convincerlo che questa fine non è possibile neppure immaginarla: “Dio te ne scampi, Signore” (Mt 16,22). Non aveva capito nulla.

Allora Gesù li prende in disparte: non per smentire quello che aveva appena detto, ma per mostrare loro che quella via di passione e di morte è in realtà una via di gloria. Per rivelare ai suoi intimi amici che le due cose non si possono separare e che ogni mistero di amore vissuto fino al dono totale di sé è già di per sé un’esperienza incredibile di luce e di vita. Questo, per un attimo, i discepoli intravedono.

Non capiscono ancora tutto: come sei giorni prima Pietro aveva visto solo il mistero della sofferenza e si era scandalizzato, qui rischia di vedere solo il mistero di gloria e vuole fermarsi qui, fare tre tende e non scendere più a valle (Mt 17, 4), non andare oltre.

La difficoltà, per Pietro, per i discepoli, per noi, è proprio tenere insieme le due facce di questo mistero. È credere, per fede, che in realtà non si tratta se non di un unico, inseparabile evento, in cui l’abbassamento più abissale apre la porta dell’ innalzamento più vero. Questo è il mistero di Gesù, ma questa è anche la verità dell’uomo.

Non capiscono ancora tutto, anzi; ma avranno qualcosa da ricordare quando il Signore sarà risorto; potranno ricordare di avere già visto quanta bellezza racchiudeva quella vita incamminata verso Gerusalemme.

La Passione metterà a nudo la loro povera fede e svelerà la fragilità della loro amicizia con il Signore.

Ed è per questo che la voce del Padre dice loro una cosa sola: “Ascoltatelo” (Mt 17, 5).

Ascoltatelo mentre dialoga con Mosè ed Elia (Mt 17, 3), ovvero guardate tutta la Legge e i Profeti alla luce di questo Figlio amato, nella cui storia si concentra e si ricapitola tutta la storia dell’Alleanza.

E ascoltatelo quando farete esperienza di tutta la vostra fragilità, del vostro tradimento: allora capirete che questo Figlio ha dato la vita per voi, proprio per rendervi partecipi dello stesso destino di gloria, della stessa luce, della stessa pienezza di vita.

La trasfigurazione, allora, non è altro che una finestra che per un attimo si apre ai discepoli in cammino verso Gerusalemme, una finestra che permette loro di vedere la Pasqua tutta “intera”.

A noi, questa finestra, indica la prospettiva della fede, senza la quale il mistero di Dio e dell’uomo rimane velato.

Se guardiamo attraverso di essa, vedremo svelarsi nel volto sfigurato per amore del Figlio prediletto il compimento del destino umano.

+Pierbattista